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Humanity at Work: perché il futuro del lavoro passa dalla sinergia tra persone e AI

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Humanity at Work: perché il futuro del lavoro passa dalla sinergia tra persone e AI
5:05

Dall’ottimismo dei lavoratori alla necessità di ridefinire ruoli, competenze e fiducia: ecco cosa racconta il nuovo report globale di Adecco.

Come stiamo davvero vivendo l’avanzata dell’intelligenza artificiale nel lavoro? Il nuovo report del Gruppo Adecco, basato su 37.500 lavoratori in 31 Paesi, restituisce una fotografia sorprendentemente ottimista, ma allo stesso tempo ricca di segnali d’allarme per le organizzazioni che vogliono restare competitive.

L’AI non è più un tema laterale: è il megatrend percepito come più impattante sulla vita professionale, più della flessibilità del lavoro e persino dell’incertezza economica. Ma l’ottimismo da solo non basta. Per trasformare l’AI in valore reale, i lavoratori chiedono tre elementi chiave: scopo, chiarezza e connessione umana.

  1. I lavoratori abbracciano l’AI, ma senza scopo il rischio è di perderli

Tre lavoratori su quattro vedono nell’AI un’opportunità e non una minaccia. Molti credono che creerà nuovi posti e che stia già cambiando positivamente il modo di lavorare. Addirittura il 77% afferma di riuscire a svolgere compiti che prima non erano possibili senza AI.

Eppure, l’entusiasmo non si traduce automaticamente in stabilità.

Il senso di scopo emerge come il principale fattore di retention: chi lo percepisce quotidianamente è quasi certo di restare nella propria azienda nei prossimi 12 mesi. Al contrario, chi non lo prova è molto più incline a cambiare.

Che cosa dà scopo ai lavoratori? Tre elementi:

  • Capire come l’AI impatterà il proprio ruolo
  • Comprendere con chiarezza la strategia aziendale
  • Avere accesso reale a opportunità di crescita

In sintesi: le persone restano quando capiscono dove stanno andando e quando sentono di andare da qualche parte.

  1. L’AI libera tempo: ora serve orientarlo verso attività che generano valore

Molti lavoratori dichiarano di risparmiare fino a due ore al giorno grazie all’AI. Pensano di utilizzare questo tempo soprattutto per attività strategiche, formazione e miglioramento della qualità del proprio output.

Tuttavia, una parte consistente continua a impiegarlo in attività ripetitive o nel completamento dello stesso carico di lavoro di prima. Questo evidenzia una disconnessione tra:

  • il potenziale dell’AI,
  • la percezione dei lavoratori,
  • e il reale impatto sul business.

Solo un lavoratore su tre è oggi realmente in grado di misurare l’impatto del proprio lavoro.

La differenza più netta la fanno i future-ready workers, che rappresentano il 37% della forza lavoro globale. Sono coloro che:

  • comprendono chiaramente come contribuiscono agli obiettivi aziendali
  • sanno misurare il valore del proprio operato
  • ricevono indicazioni concrete sulle competenze da sviluppare
  • investono attivamente nella propria crescita

Dove c’è chiarezza, nasce autonomia. Dove c’è autonomia, cresce il valore.

  1. Per ridisegnare il lavoro serve fiducia e la fiducia nasce da connessioni umane

Un altro fenomeno in rapido sviluppo è quello degli AI agents, strumenti capaci di prendere decisioni e compiere azioni autonome. Più della metà dei lavoratori si aspetta che vengano introdotti nell’arco dei prossimi 12 mesi.

Ma mentre leader e manager si mostrano più pronti ad accoglierli, i lavoratori junior sono più cauti. E questa cautela non riguarda tanto la tecnologia in sé, quanto il contesto in cui viene adottata.
La fiducia, infatti, cresce nettamente quando i lavoratori vengono coinvolti nel redesign del proprio ruolo. I future-ready workers ne sono la prova: partecipano attivamente alla progettazione, collaborano con i leader e per questo mostrano un livello di fiducia nella tecnologia doppio rispetto alla media.
Nonostante ciò, l’elemento umano resta indispensabile. Quando si tratta di temi delicati, come sviluppo di carriera, coaching, feedback o offboarding, i lavoratori preferiscono interagire con esseri umani, non con algoritmi. L’AI è apprezzata per la sua efficienza; la relazione umana resta insostituibile per la sua capacità di creare senso, ascolto e fiducia.
A questo si aggiungono crescenti timori etici: sempre più persone temono l’uso improprio dei dati personali. Le aziende devono quindi dimostrare competenza, trasparenza e responsabilità nell’uso dell’AI.

Conclusione: il futuro appartiene alle aziende che progettano con le persone, non su di esse

Il report Adecco sintetizza la roadmap in tre priorità strategiche:

  1. Dare scopo
    Chiarezza su strategia, impatto dell’AI e percorsi di carriera.
  1. Dimostrare valore
    Strumenti per misurare l’impatto individuale e percorsi di upskilling mirati.
  1. Costruire fiducia
    Coinvolgimento attivo nel cambiamento, comunicazione trasparente, tutela dei dati personali.

Il futuro del lavoro non sarà dominato dall’AI.
Sarà dominato dalle organizzazioni che sapranno utilizzare l’AI per valorizzare il potenziale umano.Ed è proprio questo il senso profondo di Humanity at Work

Con Nexthire-AI, trasformiamo questa visione in realtà, permettendoti di scoprire e valorizzare le soft skill che rendono unica la tua organizzazione. 

Vuoi conoscerci meglio? 

 

Fonte ufficiale
Report Humanity at Work di Adecco

 

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